Fuoco verde

Ecco una nuova rubrica, dal titolo “fuoco verde“.

Cosa significa?

Il nome “fuoco verde” è tratto da un libro di Aldo Leopold, “Almanacco di un mondo semplice” e l’ispirazione viene direttamente da un recente articolo del Direttore generale della Lipu Danilo Selvaggi sulla rivista Ali.

Bene, “un feroce fuoco verde” è quella luce che lo scrittore Leopold, al tempo incallito cacciatore e oggi convinto ambientalista, racconta di aver visto spegnersi negli occhi della lupa che ha appena abbattuto di fronte allo sguardo dei suoi cuccioli. Una luce carica di rabbia e sofferenza. Ma anche una luce che provoca l’inaspettato nell’animo di un cacciatore.

“A quei tempi non ci lasciavamo sfuggire l’occasione di uccidere un lupo. In un attimo ci ritrovammo a scaricare piombo sul branco, con più eccitazione che precisione.

Raggiungemmo l’animale ancora agonizzante, che era una femmina, in tempo per vedere un feroce fuoco verde spegnersi nei suoi occhi.

Mi resi conto allora, e non l’ho mai dimenticato, che c’era qualcosa di nuovo per me in quegli occhi, qualcosa che solo la lupa e la montagna conoscevano. A quel tempo pensavo meno lupi significasse più cervi, quindi zero lupi fosse il paradiso dei cacciatori.

Ma quando vidi spegnersi quel fuoco verde, sentii che né la lupa, né la montagna condividevano il mio punto di vista”

 

Un brano che invita a riflettere, così come apre lo spazio a una riflessione sul rapporto uomo-Terra l’articolo di Selvaggi [è possibile leggerlo in versione integrale, insieme a tanti altri approfondimenti, sulla rivista trimestrale “Ali”, che viene inviata periodicamente in omaggio a tutti i soci].

Quindi è questo, il “fuoco verde”, il titolo della rubrica di Lipu Varese nella quale desideriamo raccontare quanto sia ingiusta, inattuale e dannosa la caccia, e per ricordarci che “l’uomo non è conquistatore e amministratore della Terra, ma solo un semplice membro e cittadino”.

 

La caccia in Italia: perché dire no?

Molte specie in precario stato di conservazione sono purtroppo ancora cacciabili. Molte altre sono cacciate in periodi delicati, come quello della migrazione, cioè quando gli uccelli si preparano al lungo viaggio di ritorno verso i luoghi di riproduzione.

Molte pratiche legate alla caccia poi sono decisamente desuete, violente e culturalmente non tollerabili, come ad esempio l’utilizzo dei cosiddetti “richiami vivi”, uccelli tenuti per tutta la vita in gabbia e utilizzati come “esche” per far avvicinare e catturare altri uccelli.

Non va poi dimenticata la particolarità della possibilità per i cacciatori di cacciare nei terreni privati, anche contro la volontà dei proprietari.

C’è infine l’aspetto etico: l’abbattimento di animali liberi, innocui, spesso uccelli migratori che affrontano l’avventura dei grandi viaggi e devono fra fronte alle già tante difficoltà ambientali come la carenza di habitat, le disconnessioni ecologiche, le barriere di ogni tipo, il bracconaggio.

Perse le funzioni di sussistenza avute in passato, la caccia è oggi legata a una dimensione di hobby e pesante consumismo, che fa molto male alla natura.

“Abbandonate il fucile e prendete il binocolo”, è il messaggio della Lipu ai cacciatori. Meglio il birdwatching!

Amare la natura significa rispettarne la vita e la libertà.

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